mercoledì 21 giugno 2017

certe cose si fanno per amore

Per amore di mia moglie mi sono ritrovato a confrontarmi con il POP in diverse sue sfaccettature. POP come POP ART, POP come cultura POPolare, POP come Premio Opera Prima promosso da Università degli Studi di Milano, Associazione Italiana Editori e Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori.

Ho realizzato un paio di illustrazioni per questo premio letterario dedicato agli scrittori esordienti che vede mia moglie parte della giuria e del gruppo che si è occupato delle grafiche del premio 2017.

Mi sono divertito a giocare con i pattern e buttare un occhio alla POP ART.


Magari se siete in zona, potete fare un salto alla serata di proclamazione a Milano, mercoledì 28 giugno alle 20:30, presso il Laboratorio Formentini per l'Editoria. Siete ufficialmente invitati a patto che non cerchiate di farvi offrire dei drink spacciandovi per dei miei conoscenti, il brindisi è offerto a tutti i partecipanti senza favoritismi, vediamo di non farci sempre riconoscere.

Per chi segue faccialibro qui la pagina del premio.



'cause everybody's a star
and if you don't think too far
you can define who you are through popular culture

lunedì 5 giugno 2017

letture utili agli illustratori #2

Qui il primo post della serie. A questo giro segnalo alcuni saggi che sto studiando e rileggendo per il lavoro di storyboard di un nuovo albo illustrato: una narrazione sequenziale molto stretta composta di un'unica lunga sequenza.

Un manualone di oltre 700 pagine che raccoglie tutti e 3 gli splendidi saggi del fumettista e teorico del fumetto Scott McCloud Capire il fumetto, Fare il fumetto, Reinventare il fumetto. Una bibbia ricchissima di spunti per capire l'arte sequenziale. Quale migliore modo di spiegare il fumetto usando il fumetto?
Il libro del fumetto Scott McCloud, Pavesio

In analogia col libro di McCloud, qui si spiega l'illustrazione usando l'illustrazione. Saggio visivo per comprendere le regole della composizione visiva e la loro applicazione in maniera pratica ed efficace. Tutto ruota intorno al nostro modo di vedere e percepire le immagini: in che modo e perché elementi strutturali di un disegno influenzano le nostre emozioni? Purtroppo disponibile solo in inglese e mai tradotto in Italia.
Picture this: how pictures work, Molly Bang, Chronicle Books

Altro libro teorico/pratico. Lee, partendo dal racconto della genesi dei suoi bellissimi 3 libri: Mirror, L'onda e Ombra, fa capire come funziona un album illustrato, il rapporto tra le immagini, la storia e il loro supporto fisico/cartaceo e come lei in questa trilogia abbia sfruttato e ampliato in maniera creativa i limiti del libro stesso.
La trilogia del limite, Suzy Lee, Corraini

lunedì 15 maggio 2017

fai un SaLTO, fanne un altro


In programma una capatina al Salone del Libro di Torino. Nella giornata di sabato troverete me e Alessio Di Simone (autore del Mostro nell'armadio, Il mare chiuso, Primavere e Le luci alle finestre) a firmare dediche presso lo stand della VerbaVolant, presenteremo inoltre il nostro ultimo libro Le luci alle finestre in un laboratorio di collage all'interno dell'area BOOKSTOCK VILLAGE dedicata ai più piccoli.

30° SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO dal 18 al 22 maggio 2017
Torino Lingotto Fiere

sabato 20.05.2017 ore 16:45 Laboratorio Immagine 2, Bookstock Village
LE LUCI ALLE FINESTRE con Alessio Di Simone e Alessandro Di Sorbo
Un incredibile viaggio all'incontrario che vi farà toccare i cinque continenti senza muovervi dal Salone del Libro.

mercoledì 3 maggio 2017

di come e cosa scrivere agli art director


Questo è un periodo della mia vita di grossi cambiamenti, sto diventando una di quelle figure che nelle biografie vengono descritte con frasi del tipo vive tra Roma e Milano. Mi sono sempre chiesto come facessero queste persone a vivere a cavallo di posti anche ben più distanti geograficamente come vive tra Milano e Los Angeles, o ben più distanti culturalmente, rasentando a volte anche un po' l'involontario effetto comico, qualcosa del tipo vive tra Piedimonte Matese (CE) e New York. Insomma questa cosa io l'ho sempre bollata un po' come una posa, ma devo dire che in questo periodo (per carità spero molto breve) mi sto ricredendo sul fatto che sia una cosa plausibile, anche se sarebbe più corretto dire che vivo tra Roma, Treni ad Alta Velocità e Milano.

Ad ogni modo sto cercando di approfittare di questo periodo di rinnovamento per cercare di concretizzare maggiormente il mio lavoro nell'illustrazione. Quindi, dopo aver lustrato sito e portofoli online ho iniziato a scrivere un po' di email provando a puntare di più sull'illustrazione editoriale di magazine e giornali. Dopo essermi documentato e aver fatto ricerche ho deciso di condividere qui quelle che mi sono sembrate le dritte più utili insieme a una summa delle mie conclusioni, nel caso doveste decidere di fare lo stesso e provare a scrivere qualche email di autopromozione anche voi.

Do per scontato che se avete deciso di scrivergli sappiate cosa sia un art director, figura chiave e di raccordo tra l'editore e l'illustratore.

Detto questo, entrando nel vivo della questione un consiglio su tutti: Siate professionali!

I professionisti fanno ricerche, non mollano subito perché i contatti non sono facilissimi da trovare. Se non riuscite a trovare le email degli art director vuol dire che non ci state provando davvero. Qualche imbeccata spassionata: guardate per chi lavora chi ammirate, spulciate i loro siti, leggete le interviste, i loro social. Guardate chi sono i loro clienti e che tipo di lavori richiedono. Può sempre essere un grande spunto. Sfogliate le riviste, i giornali, i libri, osservate lo stile di illustrazione scelta e leggete i colophon.

Siate professionali nel modo di porvi, amichevoli va bene ma siate cortesi, educati e maturi nel ruolo. Se scrivete "ciaone", usate le emoticon o slang tipo "lol", sicuramente potrebbero chiedersi se si trovano di fronte a dei professionisti o degli studentelli imberbi. Inoltre a nessuno piace lavorare con persone che hanno un brutto atteggiamento, c'è una miriade di altri artisti con cui è possibile collaborare, l'arroganza o la maleducazione non sono mai un buon biglietto da visita.

Evitate errori grammaticali o di battitura che denotano fretta o poco interesse e ricordatevi di essere cordiali e salutare. I convenevoli si notano soprattutto quando non ci sono.

Gli art director sono persone impegnate che dedicheranno pochi minuti a ciò che gli scrivete quindi cercate di focalizzare l'attenzione. A quanto loro stessi consigliano lo strumento preferito è una email breve ed efficace:

. oggetto, uno qualunque di questi può essere adatto:
[Nome] Illustrazioni
Nuove Illustrazioni di [Nome]
Concept Art di [Nome]
Illustrazioni editoriali di [Nome]
le cose in comune sono: il vostro nome (facile da cercare negli archivi email) e il tipo di lavoro che proponente (illustrazione editoriale, concept art). Evitate inutili appellativi o superlativi altisonanti e autocelebrativi del tipo "incredibili nuove splendide illustrazioni da", "illustratore pluripremiato vincitore di". Evitate anche generici "in cerca di lavoro" o "disponibile", è ovvio che se scrivete siete in cerca di lavoro, inoltre fa sembrare un tantino disperati.
. poche righe di presentazione su chi siete cosa fate etc.
. dite perché state scrivendo a loro e perché ritenete il vostro lavoro adatto (niente email anonime che sembrano inviate a pioggia nella speranza che qualcuno vi risponda e soprattutto evitate di spedire la stessa email in copia, anche se nascosta, a più indirizzi)
. inserite 2/3 immagini efficaci a bassa risoluzione magari nel corpo stesso dell'email,
. inserite semplicemente un link a un vostro sito/portfolio che si possa spulciare in tranquillità e che sia consultabile facilmente. Niente allegati pesanti o da scaricare entro data di scadenza (verranno probabilmente ignorati). Inoltre a meno che le vostre illustrazioni non li avranno folgorati, non avranno la pazienza di aspettare tempi biblici d'attesa per caricare immagini in altissima risoluzione o navigare tra mille link per vedere poche immagini. Insomma la parola chiave è fruibilità.
. ricordatevi di mettere ben in evidenza i vostri contatti email, numero di telefono etc.
. ringraziate e salutate.

Siete sempre autorizzati a riscrivere ogni volta che avete del materiale nuovo o che ritenete interessante, ovviamente nei limiti della correttezza e senza sforare nello stalking, diciamo a intervalli politicamente accettati di 2/3 mesi e inviando almeno 3/4 nuovi lavori.

Vi consiglio come è stato consigliato a me, di non guardare solo nei paraggi ma di allargare l'orizzonte, nell'era digitale è possibile collaborare con riviste dall'altro lato del pianeta distanti diversi fusorari, insomma pensate globalmente.

Chiudo segnalandovi, se per voi non è un problema l'inglese, uno dei siti più interessanti in cui sono incappato Dear AD un vero nugolo di consigli spassionati, un blog in cui un gruppo di art director anonimi rispondono a ogni domanda vorrete sottoporgli, pronti a raccontare/lamentarsi in maniera sincera senza badare al politically (in)correct e senza peli sulla lingua.

lunedì 24 aprile 2017

Salviamoci

Qui e ho già parlato del mio amore per la musica indipendente, i progetti utopistici e le chimere, e di come mi sono ritrovato a illustrare la copertina di un disco di uno dei miei artisti italiani indipendenti preferiti: Shiva Bakta. La copertina ha avuto le sue soddisfazioni, in qualche recensione è stata addirittura osannata (è stato persino citato qualche volta il "bravissimo artista" che l'ha realizzata) ma soprattutto Shiva Bakta è rimasto così contento che alla fine abbiamo stretto un patto: se lui avesse fatto un altro disco io ne avrei curato la copertina.

Ora da un lato è sempre lusinghiero ricevere conferme del proprio lavoro come una reazione sincera ed entusiasta di chi ti ha commissionato l'opera. D'altro canto le cose cambiano, le situazioni cambiano e anche gli illustratori cambiano. Un primo risultato positivo ti vincola e manda in paranoia sui successivi lavori, in particolare sul secondo: riuscirò a fare un qualcosa all'altezza del precedente? Riuscirò ad essere all'altezza di me stesso e soprattutto all'altezza delle aspettative? E se la prima volta fosse stata semplice fortuna? Nient'altro che una congiunzione di fattori? L'immagine giusta al momento giusto per la persona giusta?

Ad ogni modo Shiva Bakta ha fatto la sua parte e dopo circa 3 anni sta per sfornare un nuovo disco, ovviamente diverso, ovviamente bello come il precedente o forse anche di più. Così ho dovuto mantenere la promessa e realizzarne la copertina, ovviamente diversa, ovviamente sperando che fosse bella come la precedente o forse anche di più.

Ho fatto penare ed aspettare per molti mesi il povero cantante, senza mai mostrargli neanche un bozzetto o uno stralcio di idea di cosa volevo fare. Ha potuto vederla solo a lavoro concluso. Spero ne sia valsa la pena e che la copertina vesta con pari dignità il bellissimo nuovo disco di Shiva Bakta, Save Me. Chissà, magari facciamo un patto per un terzo disco insieme!


Mi esalta sempre fare le copertine dei dischi, per certi versi è un lavoro diverso dal fare le copertine dei libri. Sei più libero, puoi giocarti un approccio più poetico e visivo meno legato al significato, spesso scherzo dicendo che è possibile avere un approccio più artistoide.

Ho lavorato in maniera abbastanza materica in uno stile volutamente artigianale che è quello che vedevo più adatto al carattere del disco. È una copertina meno ironica del disco precedente e forse per questo più pregna di significato e potente, a posteriori mi sono reso conto che in qualche modo ho voluto rappresentare la caducità delle cose, la delicatezza e la precarietà di ogni essere vivente e magari proprio in questo si lega al titolo dell'album: tutti abbiamo bisogno di essere salvati in un modo o nell'altro.

venerdì 21 aprile 2017

qui si fa la storia

La biancaevolta lancia una nuova collana di romanzi storici. L'editrice, inizialmente intenzionata ad affidarla a una matita diversa da quella dei Melograni che curo, dopo aver vagliato un po' di proposte per la veste grafica di collana, mi ha chiesto se volessi avanzare una proposta anch'io. Nonostante non sia un grande lettore di questo tipo di romanzi, ho voluto cimentarmi, lei è rimasta "folgorata" dicendo che ero riuscito a cogliere il carattere che cercava e così mi ritrovo a vestire i libri anche di questa nuova collana.

Oggi va in stampa il primo della serie Il gigante dal cuore di panna di Francesco Sturaro, che sarà presentato in anteprima a fine aprile.

Per il progetto grafico della collana, ovviamente volevo che i libri avessero un carattere storico, magari una punta di seriosità, ma senza sembrare troppo datati o delle pubblicazioni troppo settoriali o scolastiche, erano pur sempre dei romanzi.

In linea generale ho deciso di ispirarmi agli esperimenti tipografici degli anni '20 (cito il libro imbullonato di Depero come esempio supremo), cercando di fondere il tutto con la fotografia sperimentale delle avanguardie e il collage.

L'idea di fondo è che ogni copertina sia basata su un'immagine/oggetto semplice, composta in gran parte da testo e ritagli di immagini. Ho deciso che era efficace e moderno inserire il testo di quarta direttamente in copertina, come un gancio che richiamasse l'idea di un libro non troppo leggero o facile. La gabbia è ovviamente molto libera e i titoli di volta in volta contribuiscono a interagire e a creare le forme. Per donare coerenza ho scelto di usare un'unica font con il giusto equilibrio tra eleganza, austerità e modernità: il celebre Bodoni, declinato però di volta in volta in vari pesi (grassetto, grassetto pesante, corsivo etc.) in modo da permettere la giusta varietà.

Per il fondo abbiamo scelto una gamma di colori chiarissimi al limite del bianco, che valorizzasse la carta scelta per la brossura e evocasse in qualche modo le copertine vissute delle riviste d'avanguardia.

I due grossi dubbi dell'editore dopo l'entusiasmo iniziale erano che i titoli potessero risultare poco leggibili e l'horror vacui della quarta: se la quarta va in copertina... in quarta cosa ci mettiamo?

Per i titoli alla fine abbiamo scelto di non sottovalutare i lettori e osare. Sicuramente possono risultare meno leggibili ma l'obiettivo era ricercare un carattere di collana forte e distintivo che si allontanasse il più possibile dal titolone a lettere chiare e cubitali, spesso un po' dozzinale e tipico dei libri che ritrovi nei supermercati o all'autogrill. Inoltre sono convinto che le persone di oggi siano avvezze a sperimentazioni grafiche ben più ardite di quelle d'inizio secolo scorso...

Per la quarta ci è venuta in soccorso invece quel geniaccio di mia moglie (molto più ferrata di me sulle questioni editoriali). A mio giudizio una quarta vuota ti spiazza, ti costringe a riguardare la copertina con maggiore attenzione e magari notare e leggere il testo che a primo colpo d'occhio ti era sfuggito... inserendo qualcosa tipo un estratto o un testo lungo sul retro, può passare inosservato il testo di quarta in copertina. Così mia moglie ha proposto dal momento che è una collana a carattere storico perché non piazzare in quarta un elemento tanto in voga nei libri d'epoca e ora un po' dimenticato: un Ex libris di volta in volta diverso? Donerebbe un alone storico al libro, si potrebbe usare un'immagine significativa di volta in volta legata ai personaggi o al carattere della storia, inserire una frase caratterizzante come motto e delle date che ne inquadrino il periodo storico.

Insomma questo è un piccolo scorcio di quello che c'è dietro questa copertina, la prima spero di una lunghissima serie.



lunedì 20 marzo 2017

Orgoglio libro

- che diceee: che fai alla fiera dell'editoria indipendente di Roma ci vai e a quello di Milano no?
- così dico: quest'anno guarda che invece ci vado!
- ma diceee: sei razzista con la gente del nord? cos'hai contro Milano, eh?
- no, dico: ma guarda che t'ho detto che ci vado!
- allora dice diceee: NO, ADESSO dici che ci vai perché t'hanno accusato, per smentire le brutte voci e le accuse di campanilismo!
- guarda, dico: ma se sono sempre andato a Torino, ma quale campanilismo?
- dice diceee: seee lo so, è la vecchia diatriba Roma-Milano capitale ufficiale-capitale morale...
- dico e la chiudo qua: se vabbè ciao eh, ci vediamo a Milano alla fiera dell'Orgoglio Libro.


Quest'anno faccio un salto alla nuova fiera nazionale dell'editoria indipendente di Milano, alla sua terza edizione. Troverete i miei libri in giro per la fiera e se siete fortunati anche me presso lo stand della VerbaVolant a fare disegnini e dediche.

Book Pride Milano dal 24 al 26 marzo 2017
Base Milano, via Bergognone 34